Cultura Ispica 08/10/2011 10:57 Notizia letta: 3903 volte

Magdi Allam e l'integrazione, a Ispica

Le sue posizioni sono molto vicine a quelle dei critici più severi del mondo islamico
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Ispica - «Non vogliamo discriminare nessuno, ma non vogliamo essere costretti a discriminare noi stessi". Parte da una volontà forte di conoscenza dell'identità culturale dell'Italia la relazione di Magdi Cristiano Allam, e delle radici cristiane dell'Europa. Ospite dell'associazione Genius Loci al "Mercato" di Ispica, l'europarlamentare dibatte di "Integrazione difficile? Civiltà, istituzioni, norme, territorio", entro un convegno patrocinato dalla Provincia di Ragusa e dal Comune ispicese, su un'idea di Carmelo Fidelio. Una tavola rotonda originata dalla bruciante attualità, che vede la Sicilia quotidianamente interessata dalla problematica complessa comportata dall'immigrazione e dalle connesse esigenze di integrazione. 

Coerentemente coi principi informatori di "Io amo l'Italia", movimento politico da lui fondato, Allam richiama alla necessità della consapevolezza delle nostre radici, funzionale a un dialogo efficace con gli altri, appellandosi al principio evangelico "Ama il prossimo tuo come ami te stesso", dunque ad un amore verso la propria civiltà che passi da una conoscenza reale, impossibile a "un occidente che odia se stesso, come denunciava il cardinale Ratzinger". 
E sostanzia il discorso di una proposta, Allam, quando sostiene la necessità di una sede deputata a raccogliere le sfaccettature del problema di immigrazione e integrazione: "un ministero dell'identità e della cittadinanza", che, al di là dell'ideologia facile del buonismo, metta ordine e sistematicità alla cultura delle regole, a tutt'oggi lacunosa. "L'immigrato non è un criminale, ma c'è un rapporto accertato tra criminalità e clandestinità": l'ossequio delle regole del paese accogliente deve essere prioritario, secondo Allam, che ritiene che Lampedusa ci stia insegnando come ci sia un limite alla possibilità di accogliere immigrati, e come il nostro Paese debba farsi promotore di democrazia sostanziale, "per incentivare quelle condizioni che li facciano vivere bene a casa loro". "Proposta concreta, la fondazione di un ministero ad hoc", commenta Gianni Molè, capufficio stampa della Provincia, coordinatore della serata, che ha coinvolto il sindaco Pietro Rustico, il presidente Franco Antoci, Mary Ignaccolo della Genius Loci, Maria Giovanna Mirano, che si è intrattenuta sulla figura di Allam, e Innocenzo Leontini. Il quale ha gettato luce sulla crisi effettiva che vive oggi la Sicilia, ove prioritari sono i problemi dell'integrazione e della sicurezza e in cui è possibile il pluralismo delle culture nel rispetto delle regole.
Conoscere la propria identità, secondo Allam, certo. Che per un italiano è anche conservare la memoria dei grandi flussi emigratori, che hanno portato i nostri padri nei Nord nazionali ed europei, ove abbiamo conosciuto la fatica del diverso, tragedie come Marcinelle, ma anche un biglietto per la lotteria d'una vita migliore. Dove, lo ricordava Leontini, "abbiamo sofferto la discriminazione, dove non si affittavano case ai meridionali perché nelle vasche da bagno piantavano il basilico". Ma questa memoria deve passare la forza di riqualificare il mare nostrum, drammatico emporio di storie, di vite, di violenze, di destini affidati ai paradisi italiani da chi è premuto dalla guerra o da una fame che accomuna il nostro dna a quello di chi sta oltre la riva. Un mare che deve essere certo oceano di norme prescrizioni e istruzioni d'uso delle civiltà sedicenti superiori, per chi viene dal pozzo nero del bisogno. Ma un mare aperto, pure, caldo del calore superiore dell'umanità, che soffi venti aperti di tolleranza.

La Sicilia

Elisa Mandarà
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