Cultura Ispica 20/02/2013 18:10 Notizia letta: 6443 volte

La storia di Ispica, Ispicae Fundus, la Spaccafurnu degli iblei

Gennaio 1453
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Ispica - Nel gennaio del 1453 la storia di quella che oggi chiamiamo Ispica, ma che allora era ancora Spaccaforno, cambia corso, traiettoria.

Ispicae Fundus, appunto la Spaccafurnu degli iblei, si sgancia dalla grande Contea di Modica, il feudo dei catalani Cabrera, il celebre “regnum in regno”.

Il 4 gennaio di cinquecentosessanta anni fa, a Napoli, il notaio De Aflicto registra infatti l’atto di vendita della “terram cum fortilizio Spaccaforni”: il Conte di Modica Giovanni Bernardo de Caprera, figlio del celebre Bernat, vende il feudo ispicese ad Antonio de Carusio, quello che poi diverrà il più diffuso cognome Caruso. Il de Carusio era un “maestro razionale”, ovvero un funzionario amministrativo, di quella nascente nobiltà di toga, proveniente dai ranghi della amministrazione comitale che sarebbe diventata l’ossatura portante della Contea poi Provincia. Ispica sarebbe ancora una volta passato di mano, dai Caruso agli Statella, marchesi che fecero di Spaccaforno il loro grande feudo e per molti secoli.

Un feudo, l’Ispicae fundus che sarebbe sempre rimasto “satellite” della grande Contea modicana, ma di fatto indipendente, con grandi vantaggi sul piano mercantile, soprattutto per la presenza di molti commercianti ispicesi in continuo contatto col mercato della vicina Malta oltre che con altre sponde mediterranee, e il tutto avendo quale base marittima la piccola ma efficiente baia di Sampieri.

Saro Distefano
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