Economia Ispica 28/03/2014 00:08 Notizia letta: 12396 volte

A Ispica i coltivatori, legali, di cannabis

Un’inchiesta del quotidiano La Sicilia
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Ispica - C'è un grande prato verde. Qui, nei mozziconi di collina che sembrano stringere le province di Ragusa e Siracusa l'una all'altra, quasi come se volessero farle entrare assieme in una foto panoramica. Qui, dove nascono speranze. «Di una Sicilia che premi l'imprenditoria sana dei giovani per un futuro ecosostenibile». Dicono loro. Che non sono né giovani "narcos", né coltivatori di cavolfiori. Ma, per autodefinzione e fino a prova contraria, le anime «dell'unica azienda siciliana specializzata nella filiera completa della coltivazione, trasformazione e commercializzazione della canapa industriale». Ovvero: la Cannabis Sativa.
Certo che a Ispica sono molto interessati alla sperimentazione dei cannabinoidi per uso terapeutico lanciata ieri dal governo regionale. E intanto - come si dice in questi casi - alla "Sicilcanapa" lavorano. Producendo di tutto: olio, farina (ottima la cioccolata "modicana" ricavata), cosmetici e persino un energy drink che magari le ali le mette davvero. Tutto a base di semi di canapa. «Il nostro obiettivo è l'innovazione agricola», giurano loro. Ma loro chi? Giuseppe Sutera Sardo («economista mancato, ma con i numeri ci so fare», un passato da militare di carriera nell'esercito), la sua compagna Stefania Martorina, laureata in Scienze della formazione primaria, e Giuseppe Nicosia, laureato in Scienze alimentari e specializzato in Educazione alimentare.
Partiamo dall'inizio. «La società è stata fondata a Ispica quasi due anni fa, ma il progetto è stato lanciato da me e da Stefania nel 2007 con nostre risorse», ricostruisce Sutera Sardo, che è anche responsabile siciliano del Coordinamento nazionale per la canapacoltura. «In questo momento stiamo coltivando sperimentalmente canapa da fibra tramite un'azienda agricola locale: organizziamo la riproduzione di seme, fibra corta e canapulo e commercializziamo seme di canapa, olio e farina di canapa a uso alimentare umano e zootecnico». Già avviato «il progetto di trasformazione delle foglie di canapa da impiegare anche nell'edilizia, oltre che nella zootecnia». E poi? «Il lancio di nuovi prodotti nei settori della cosmetica naturale, della bioedilizia, della zootecnia e dell'agricoltura». Con canali aperti sui mercati esteri: Malta, Spagna ed Est Europa.
L'azienda ha anche ottenuto l'autorizzazione di coinvolgere aziende agricole e coltivatori diretti (campi già operativi a Messina, Caltanissetta, Palermo e Agrigento) nelle prove sperimentali sulla Cannabis Sativa "L. ", varietà a basso principio di Thc, «per un'analisi quantitativa e qualitativa delle potenzialità di crescita e di resa finale di questa coltura sul territorio siciliano». Con qualche imprevisto del "mestiere": «Un coltivatore fermato dalla Finanza - racconta Sutera Sardo - e poi scagionato dopo qualche tempo e un po' di casini». La Sicilcanapa ha un obiettivo ancor più ambizioso: «Creare un impianto di filiera per la lavorazione completa - raccontano i soci - che sarebbe il primo in Sicilia e uno dei pochissimi al centro-sud». Un'idea che ha già stuzzicato l'interesse di investitori già pronti a sostenere i ragazzi siciliani. «Anche perché la nostra stima - rivela Sutera Sardo - è quella di un fatturato annuo di almeno un milione e mezzo di euro per un'industria ecocompatibile che migliori la qualità della vita dei siciliani». Ma anche dei pazienti dell'Isola, dopo il via alla sperimentazione a uso terapeutico della Regione? «Siamo stracerti delle potenzialità mediche, oltre che pronti a riconvertirci al settore farmaceutico. Anche perché i costi di un prodotto "made in Sicily" sarebbero almeno cinque volte inferiori rispetto al prodotto standard olandese. Oggi, oltre ai quattro soci, ci sono sei collaboratori, ma è ovvio che aumenterebbero anche le occasioni di lavoro».
Ma nc'è anche una spinta ben più che ideologica al percorso di apertura ai cannabinoidi. Perché se Sutera Sardo si dice «favorevole anche alla legalizzazione, purché sia fatta con politiche intelligenti e vendita controllata, anche perché il proibizionismo è un fallimento clamoroso», il socio Nicosia ha vissuto sulla propria pelle quelle che definisce «le conseguenze di una legge da Medioevo, la Fini-Giovanardi». Dirigente dell'Ascia, Associazione per la sensibilizzazione sulla canapa autoprodotta, ha raccontato la sua storia in audizione alla commissione Giustizia della Camera: «Consumatore della pianta per scopi alimentari e scientifici sono stato arrestato per spaccio». Due mesi di carcere, due anni ai domiciliari, un libro-diario (Leone bianco, Leone nero) e una proposta: «Liberalizziamo la cannabis per svuotare le carceri e dare un duro colpo al narcotraffico». In attesa di raggiungere questo obiettivo a medio-lungo termine, in quest'oasi della cannabis ci si concentra su quello più immediato. Sabato 5 aprile, all'alberghiero di Rosolini, un campione mondiale di pizza proporrà uno show cooking di Margherite e Capricciose. Impastate con farina a base di semi di canapa. Ça va sans dire. Altro che spinelli in bagno.

La Sicilia

Mario Barresi
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