Cultura Ispica 09/04/2017 22:27 Notizia letta: 247 volte

Joseph Fuhrer, l'archeologo che amò Cava Ispica

Tracciò la mappa delle catacombe siciliane
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E' stato tradotto per la prima volta in italiano il volume di Joseph Fuhrer con la mappa di cento siti che ospitano le catacombe siciliane. A lui si deve la mappa dei cento cimiteri paleocristiani siciliani a cui dedicò tutta la vita e dove si ammalò senza scampo.

“Le sepolture paleocristiane in Sicilia” nella traduzione pubblicata da Moondi Edizioni è un libro pubblicato a Berlino nel 1907 che narra, in 400 pagine, il lavoro del giovane e misterioso archeologo bavarese scomparso prematuramente, a 55 anni, nel 1903 dopo aver mappato la geografia dei primi cimiteri cristiani nell’Isola grazie a una borsa di studio. La traduzione è stata curata da Ilenia Gradante e Gianpiero di Maida.

Nonostante la malattia volle continuare a viaggiare tra le campagne siciliane nelle cui viscere si addentrava come racconta, nel suo necrologio, Paolo Orsi, l’archeologo di Rovereto innamorato dell’Isola. Il professore bavarese descrive le sepolture cristiane da lui rinvenute nei cimiteri cristiani di Siracusa, Marsala, Termini Imerese, Palermo, Girgenti, Cassibile, Cava d’Ispica. Cunicoli scavati nel calcare friabile di alcune zone siciliane che le custodiscono da secoli e dove venivano sepolti i morti avvolti da stoffa dentro sepolcri lapidei sigillati da pietra.
L’unione tra corpo e terra, il ritorno alla Mater ma anche motivi pratici legati a questioni economiche e igieniche caratterizzavano questo genere di sepoltura dal III al VI secolo dopo Cristo che il professore tedesco ha scoperto in vari angoli dell’Isola. 

Dello studioso traccia un affettuoso ed eloquente testo il suo amico Paolo Orsi, che lavorò con Joseph Fuhrer per dieci mesi, tra il 1894 e il 1895 quando Orsi era impegnato a Siracusa a sterrare la catacomba di Vigna Cassia. Ed è qui che Fuhrer getta le basi di quella che Orsi definisce «un’opera grandiosa» aggiungendo: «Nessuno meglio di me può dire delle fatiche e degli strapazzi compiuti da Fuhrer per rilevare in ogni più riposto angolo quella città dei morti, per trarre fotografie delle pitture, apografi delle iscrizioni, per misurare, disegnare e vedere ogni particolare tectonico; intere giornate egli passava nelle umide gallerie, uscendone sovente grondante di sudore e di acqua; e fu qui che la sua fibra, per quanto fortissima, contrasse i primi germi del male che poi lo uccise».
Fuhrer non arrivò a pubblicare la sua ricerca poichè morì nel 1903 ma fu la vedova, qualche anno dopo, a raccogliere gli studi e a consegnarli all’amico Victor Schultze che, dopo averli riuniti in un corposo manuale, diede alle stampe il volume Die altchristlichen Grabstatten Si-ziliens a Berlino nel 1907. Da allora, l’opera non venne mai tradotta in italiano nè ristampata.

Tra le catacombe e i cimiteri rurali della Sicilia spiccano i tre complessi di Siracusa (San Giovanni, Vigna Cassia e Santa Lucia), poi Manomozza a Priolo, gli ipogei di Canicattini e Palazzolo Acreide. Ancora a Ferla, Melilli, Lentini, Molinello, Cassibile, Spaccaforno-Rosolini. La Larderia di Cava d’Ispica, le catacombe di Santa Croce Camerina, e poi Licodia Eubea, a Chiaramonte-Gulfi, Granieri, Cittadella. E ancora, Naro a Girgenti. Termini Imerese, Lilybaeum-Marsala e il grande complesso di Villagrazia di Carini.
“Città dei morti” abbandonate nel VI dopo Cristo che oggi restituiscono tassel- lo per tassello la storia cristiana della Sicilia.

"Sin dalle prime battute - commentano i curatori Cugno e Garro - l'imponente opera di Führer ci mostra l'enorme portata del lavoro di impostazione teorica e di ricerca empirica che sono alla base di questa straordinaria mole di dati archeologici e topografici sui cimiteri urbani e rurali della Sicilia paleocristiana".

Redazione
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